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Utente: PaulTRICHECO
Il Tricheco è il nuovo che avanza, un gruppo forte e con obiettivi ben chiari.. ne faranno di strada (Repubblica) .... Sono più fastidiosi di Luttazzi invitato dalla Guzzanti ad un programma di Santoro (Libero)

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sabato, 29 ottobre 2005

da http://www.diario.it/index.php?page=wl05091300

13 settembre 2005              

Fumus persecutionis

In Canada vendere semi di marijuana via Internet è legale. Ma lo scorso 19 luglio Marc Emery è stato arrestato. Se verrà estradato negli Usa rischia la pena di morte. Mobilitazioni anche in Italia
di Mario Bonaldi

        Marc Emery, canadese, ha prodotto e venduto semi di marijuana dal 1994 al 2005 attraverso il suo sito Internet emeryseeds.com. I semi partivano dalla sede della sua attività, nella British Columbia, in direzione di tutto il mondo. Specialmente gli Stati Uniti.

Vendere e produrre semi di marijuana in Canada non è reato. Emery infatti non ha mai avuto grandi problemi con legge. Qualche perquisizione e una multa di 2 mila dollari canadesi nel 1998. Nel frattempo la sua attività è apparsa sui media di tutto il mondo: Rolling Stone, Economist, Cnn, Time Magazine. L’attività di Emery ha fatto confluire nelle casse dello Stato canadese, sotto forma di tasse, circa 578 mila dollari canadesi. La provenienza di tale denaro era ben nota alle autorità.

Da attivista anti proibizionismo, Emery ha avuto negli anni contatti con svariati politici canadesi. Molti tra questi richiedevano il suo parere riguardo alle politiche sugli stupefacenti. Mai nessuna delle personalità pubbliche da cui è stato avvicinato ha pensato di avere a che fare con uno spacciatore.

Marc Emery, insieme ad altri due attivisti, Michelle Rainey e Grag Williams, è stato arrestato il 19 luglio dalle autorità canadesi su richiesta della DEA, Drugs Enforcement Administration, ente americano preposto alla lotta contro la diffusione degli stupefacenti. La DEA ne chiede l’estradizione negli Stati Uniti, dove le pene per la vendita di semi di marijuana sono molto severe. Emery, Rainey e Williams rischiano l’ergastolo e, se fosse dimostrato che in carriera hanno venduto più di 60 mila semi, addirittura la pena capitale.

Emery sarebbe la prima persona condannata negli USA per traffico di stupefacenti in base a una norma quantitativa: avere venduto più di 60 mila semi di marijuana è quanto basta, secondo la legge federale americana, per
condannare a morte un imputato.

L’arresto avviene nell’ottica della “guerra alla droga” avviata dall’amministrazione Bush negli ultimi anni, che ha visto un ingente incremento di cittadini americani incarcerati per produzione, possesso e vendita di marijuana e un innalzamento radicale dei termini di detenzione in caso di condanna.

Alleato di Bush in questa “campagna” contro la diffusione della cannabis è John Walters, direttore dell’Ufficio per le politiche di controllo della droga, soprannominato (sullo stesso sito
della
Casa bianca) lo “Zar della droga”.

Per chiedere che Emery e gli altri non vengano estradati sono in programma manifestazioni davanti alle ambasciate canadesi di tutto il mondo. In Italia la protesta avverrà a Roma il 17 settembre, nel corso della “notte bianca”.

Per informazioni:
7maggio@millionmaijuanamarch.info
http://www.millionmarijuanamarch.info/ 


postato da: Tont alle ore 16:23 | link | commenti (1)
categorie: societĂ 
giovedì, 27 ottobre 2005

LOS ANGELES - Adolescenti, cantanti, bianche e razziste. E purtroppo con un buon numero di fan. Le gemelle Lamb e Lynx Gaede, capelli biondissimi, occhi azzurri, sarebbero piaciute molto a Hitler come perfette rappresentanti della razza ariana, alla quale, per altro, si dicono molto fiere di appartenere. Piacciono molto anche al pubblico americano, che dopo aver apprezzato il loro primo album, aspetta con ansia l'uscita del secondo e smania per il loro video. Le loro canzoni non hanno niente a che vedere con i temi degli adolescenti, loro cantano di nazionalismo, di orgoglio di razza e in canzoni come "Sacrifice" esaltano personaggi storici quali Rudolf Hess, "un uomo di pace che non si sarebbe mai arreso".

Secondo quanto riferisce la Abc News, non è tutta farina del loro sacco, purtroppo e per fortuna. Le due gemelle cantano davanti a platee rigorosamente bianche da quando avevano nove anni, ammaestrate come due scimmiette dalla madre e dal padre (ora separati). La prima sostiene di aver dato loro "la sua versione dei fatti, così come avrebbe fatto qualunque genitore", il secondo va in giro con una cintura che ha per fibbia una svastica e marchia il suo bestiame con il simbolo nazista.

Le ragazzine, che non sono andate a scuola, poiché è stata la loro madre a "educarle", hanno imparato bene la lezione. "Siamo orgogliose di essere bianche - dice Lynx - e vogliamo continuare ad esserlo, non vogliamo diventare una specie di ibrido, vogliamo preservare la nostra razza". Da Bakersfield, in California, le "Prussian Blue" sono diventate la bandiera del movimento nazionalista "National Vanguard", il cui simbolo campeggia sul loro sito , e David Duke, ex Ku-Klux-Klan ed esponente di spicco del movimento, le usa per raccogliere folle ai suoi comizi.    
Inquietante la scelta del nome. Il Prussian Blue è un residuo del cianuro. che viene usato come una delle più forti tesi del revisionismo anti-Olocausto. E' il risultato della combinazione dell'acido cianidrico (il veleno usato nei campi di concentramento) con il ferro. Secondo i revisionisti, risulta presente in pochi campi di concentramento usati dai nazisti.
L'America non è indifferente al pericolo del messaggio che le Prussian Blue e i loro sostenitori diffondono. Le gemelle hanno voluto fare donazioni alle vittime dell'uragano Katrina, purché fossero bianche. Nonostante i senza tetto e i bisognosi non afroamericani ridotti in povertà a New Orleans siano tanti, nessuno si è presentato per ritirarle, disgustato dal messaggio che portavano con sé. Il mese scorso un concerto previsto in una fiera della loro città natale è stato cancellato, dopo le proteste della cittadinanza. La madre delle cantanti ha reagito dicendo che si era già accorta che Bakersfield non era abbastanza "bianca" e così ha venduto casa e sta cercando un posto adatto a loro. Speriamo non lo trovi.

(23 ottobre 2005)

REPUBBLICA.IT

...ohccazzo...

 


postato da: PaulTRICHECO alle ore 14:33 | link | commenti (15)
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mercoledì, 26 ottobre 2005

LA "CLASSE" POLITICA
 
 
Indubbia domostrazione di bon ton da parte dei nostri parlamentari durante la manifestazione studentesca a Roma.
Davanti a 100000 persone tra studenti, assistenti, presidi e professori due nostri politici si sono distinti veramente con classe.
In quella piazza stava una buona fetta del futuro del nostro stato che stava protestando legittimamente contro una legge ingiusta (non voglio in questa sede parlare della riforma in sè stessa... anche perchè mi basta aver sentito il mio prof di diritto privato, tale prof. Camilletti, autodichiaratosi borghesotto milanese incitarci a prendere parte alle proteste).
Ed ecco che, ben protetti dalle forze di polizia, i due personaggi hanno ben pensato di rivolgere dei bei gesti ai manifestanti i cui toni si erano fatti molto accesi .L'onorevole La Russa si bullò poi ai giornali dicendo che era dal '68 che aspettava questo momento.
A questo punto mi vien da pensare.
Atteggiamenti del genere fatti da un comune cittadino mi avrebbero messo almeno nelle condizioni di compatirlo...capirlo sarebbe stato troppo.
Il problema è appunto che questi due personaggi fanno parte di chi ci gioverna, di quelle belle persone che noi paghiamo, nostri DIPENDENTI (grazie Beppe Grillo) e che come tali ci dovrebbero almeno rispetto. Non lasciamoci fregare dalle giacche e dalle cravatte.. i padroni siamo noi!! Loro sono lì per il nostro interesse ed è per questo che sono da noi pagati. Quindi trovo totalmente INACCETTABILE che membri della classe politica di uno stato ridicolizzino (anche se alla fine la figura dei ridicoli l'hanno fatta loro) il mondo universitario che si era ritrovato compatto per esprimere una posizione. 
E ne ho già piene le balle di frasi come "siamo stati provocati" o "questi disubbidienti sono incivili"; i manifestanti hanno urlato e insultato?? Hanno fatto bene !! Il ruolo del politico è pieno di vantaggi e povero di svantaggi; tra quest'ultimi qualche insulto sarebbe totalmente da tollerare e soprattutto da capire. Anche perchè l'esempio è quello che chi sta in alto ci dà, e quindi il cerchio si richiude.
 
PAULINCAZZATO

postato da: PaulTRICHECO alle ore 21:08 | link | commenti (7)
categorie: politica, societĂ 

ROSA PARKS, MARTIN LUTHER KING

E IL MOVIMENTO PER I DIRITTI DEI NERI

Il 1° Dicembre 1955 a Montgomery, in Alabama, Rosa Parks, una signora nera di mezze età salì come tutti i giorni su un autobus di linea. Seguendo le indicazioni vigenti all’epoca si andò a sistemare nella fila riservata alla “gente di colore”. L’autobus però si riempì presto e il conducente invitò a lasciare i posti ai “signori bianchi”; tre ragazzi neri si alzarono. Rosa invece, dopo la lunga giornata di lavoro, si sentiva stanca e decise di rimanere seduta, anche dopo i ripetuti inviti del conducente. L’autista allora si allontanò e tornò accompagnato da due poliziotti, che trascinavano via la donna. Rosa fu trascinata fino al posto di polizia dove venne arrestata con l’accusa di “violazione delle norme municipali regolanti la disposizione razziale dei posti sugli autoveicoli pubblici”. Rosa, telefonando a E. D. Nixon, presidente dell’N.A.A.C.P., riuscì a farsi rilasciare in seguito al pagamento della cauzione.

Rientrata avvisò subito dell’accaduto Jo Ann Robinson, presidentessa del Consiglio politico delle donne di Montgomery, la quale propose a Nixon un boicottaggio dei mezzi pubblici. Alle 5 del mattino Nixon telefonò ai due pastori della città per chiedere il loro appoggio, uno dei due era Martin Luther King. Nelle prime ore del pomeriggio erano stati già distribuiti quarantamila volantini in cui si invitava a non utilizzare l’autobus lunedì 5 Dicembre. Quel lunedì utilizzarono i mezzi pubblici solo dodici viaggiatori neri, contro i ventimila abituali. Subito dopo la protesta Rosa Parks fu processata ,riconosciuta colpevole e obbligata a pagare una multa di dieci dollari.

Intanto King fu eletto ad acclamazione presidente della Montgomery Improvement Association o ciò gli diede quelle certezze che in lui erano forse mancate fino a quel punto. Fu così che quella sera il neo presidente tenne un discorso appassionato davanti a una folla enorme:

"Siamo qui per dire a coloro che ci hanno maltrattato per tanto tempo che noi siamo stanchi. Siamo stanchi di essere segregati e umiliati. Siamo stanchi di essere presi a calci in maniera brutale, di essere oppressi. Non abbiamo altra alternativa che la protesta. Per molti anni abbiamo mostrato una pazienza sorprendente. A volte abbiamo dato ai nostri fratelli bianchi l’impressione che il modo in cui venivamo trattati ci piacesse. Ma questa sera siamo venuti qui per dire che la nostra pazienza è finita, che saremo pazienti solo quando avremo libertà e giustizia."

L’assemblea approvò all’unanimità la proposta di continuare il boicottaggio ad oltranza, fino a quando fossero state rispettate le richieste della popolazione nera. La protesta continuò per trecentottantasei giorni nei quali venne organizzato un sistema di trasporti alternativo. Il movimento e King stavano diventando un fenomeno a livello nazionale e quotidiani di tutto il mondo inviarono giornalisti presso la città. King e la sua famiglia furono bombardati da minacce di morte e ricevettero un’infinità di telefonate piene di insulti e volgarità. Intanto King venne arrestato per frode fiscale e poi per eccesso di velocità; la folla però si riunì davanti alla progione per chiedere la scarcerazione e la polizia, dietro il pagamento della cauzione, lo rilasciò.

Intanto però le autorità municipali intentarono un processo per “trasporto di viaggiatori non autorizzato” contro il Movimento e il sistema di auto private che offrivano passaggi gratuiti ai neri. Il momento era delicato; se la Corte locale avesse dato ragione alle autorità il boicottaggio sarebbe giunto alla fine. Proprio in quel momento però la Corte Suprema, alla quale avevano fatto ricorso gli avvocati della N.A.A.C.P., dichiarò incostituzionale la separazione razziale sui mezzi pubblici di trasporto di Montgomery e le norme locali di segregazione dello stato dell’Alabama. Il boicottaggio terminò il 21 Dicembre 1956 e nel giro di una settimana il trasporto integrato divenne pratica comune a Montgomery.

Rosa, a 50 anni ormai dall’accaduto, risponde ancora nello stesso modo alla domanda “Perché non si alzo?”: “Non immaginavo per nulla quello che sarebbe scaturito, mi sembrava giusto restare seduta e basta, era quello che sentivo di voler e dover fare”.

PAUL

info from:  http://www.nonviolenti.org & Radio Popolare


postato da: PaulTRICHECO alle ore 12:41 | link | commenti
categorie: politica, storia, societĂ 
lunedì, 17 ottobre 2005

Rey Misterio batte Topolino

Come mi sembrano lontani i tempi in cui facevo i capricci coi miei genitori perchè mi comprassero i fumetti, le figurine o, quando volevo esagerare, il pallone nuovo o le costruzioni LEGO. Guardandomi in giro vedo bambini delle elementari piangere per il cellulare nuovo, per la felpa firmata o, nel migliore dei casi (ed è tutto un dire), per la maglietta dell'eroe del wrestling. Mi ricordo a scuola, quando ci commissionavano un tema libero: vedevo partire astronavi per mondi lontani, esploratori trovare tesori nascosti o i miei amici fare goal in una finale mondiale. Sapete qual'è l'ultimo tema libero che ho avuto la fortuna di leggere: la cronaca dell'ultima puntata di smackdown...vi giuro, mi veniva da piangere.E' un'opportunità sprecata, la fantasia di un bambino che viene messa ko da finti energumeni palestrati. E purtroppo la colpa è soprattutto nostra. Siamo noi "adulti" (anche se sinceramente inizio a sentirmi tale solo guardando un documento) che stiamo creando una società che risponda sempre di più alle nostre esigenze. Stiamo cercando di abbassare l'età dei potenziali acquirenti, stiamo creando coscientemente e razionalmente una nuova massa di consumatori... e stiamo barattando la cosa con la fantasia e l'innocenza dei bambini. Quando capiremo che così facendo collasseremo su noi stessi? Questo meccanismo non può essere spinto oltre! Certo, nel breve periodo i gadget dei lottatori o i cellulari vendono bene... ma nel futuro, nel lungo periodo. Non vediamo che sta crescendo una generazione che ha ben pochi valori, che al sognare preferisce il copiare e che al giocare preferisce il litigare? Una generazione a cui non interessa per niente studiare, a cui non interessano gli animali o la storia dei primitivi?? E la curiosità, dov'è la curiosità?? La curiosità sta morendo..quello che serve sapere è lì, pronto, uguale per tutti, conformizzante al massimo. Vedrete che bello quando saranno adulti senza essere mai stati veramente bambini!!

PAUL


postato da: PaulTRICHECO alle ore 17:29 | link | commenti (7)
categorie: pensieri, societĂ 

Lo strano caso della morte di Albino Luciani

A cura di Giuseppe Ardagna

Il 26 Agosto del 1978 Albino Luciani divenne ufficialmente Vescovo di Roma (cioè fu eletto Papa) e successore di Paolo VI. In Vaticano, parecchie persone non erano contente dell’elezione di Luciani al soglio pontificio ma, forse, il più scontento di tutti era monsignor Marcinkus che fino all’ultimo istante aveva sperato nell’elezione del candidato Giuseppe Siri. Ma chi era questo Marcinkus? Era una delle pedine fondamentali di quella partita a scacchi che da anni si giocava fra Vaticano e grandi banche e che metteva in palio la possibilità di vedere il proprio capitale aumentare sempre di più[1]. Marcinkus era il più alto in grado all’interno dello I.O.R., l’Istituto per le Opere Religiose. Egli intuì immediatamente i pericoli dell’elezione di questo pontefice che, sin dai suoi primi discorsi, aveva lasciato chiaramente intendere di voler far tornare la chiesa cattolica a quegli ideali di carità cristiana propri del primo cattolicesimo, rinunciando alle ricchezze superflue che troppo avevano distolto gli uomini di chiesa dai propri sacri compiti. Figuratevi il capo della banca vaticana come avrebbe mai potuto vedere un tipo del genere sul più alto gradino del proprio stato…

Marcinkus diceva ai suoi colleghi: «Questo Papa non è come quello di prima, vedrete che le cose cambieranno»[2].

Su due punti Luciani sembrava irremovibile: l’iscrizione degli ecclesiastici alla massoneria, e l’uso del denaro della chiesa alla stregua di una banca qualunque[3]. E l’irritazione del Papa peggiorava al solo sentire nominare personaggi come Calvi e Sindona dei quali aveva saputo qualcosa facendo discrete indagini[4].

In coincidenza con l’elezione di Luciani venne pubblicato un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, buona parte dei quali, erano del Vaticano. La lista era stata diffusa da un piccolo periodico «O.P. Osservatore Politico» di quel Mino Pecorelli destinato a scomparire un anno dopo l’elezione di Albino Luciani in circostanze mai chiarite.[5] Secondo molti, O.P. era una sorta di «strumento di comunicazione» adoperato dai servizi segreti italiani per far arrivare messaggi all’ambiente politico. Pecorelli, tra l’altro, era legato a filo doppio con Gelli come lo erano Sindona e Calvi[6].

Di Albino Luciani cominciò a circolare per la curia l’immagine di uomo poco adatto all’incarico, troppo «puro di cuore», troppo semplice per la complessità dell’apparato che doveva governare. La morte subitanea, dopo trentatre giorni di pontificato, suscitò incredulità e stupore, sentimenti accresciuti dalle titubanze del Vaticano nello spiegare il come, il quando ed il perché dell’evento. In questo modo, l’incredulità diventò prima dubbio e poi sospetto. Era morto o l’avevano ucciso? [8]

Fu detto all’inizio che Luciani era stato trovato morto con in mano il libro «l’imitazione di Cristo», successivamente il libro si trasformò in fogli di appunti, quindi in un discorso da tenere ai gesuiti ed infine, qualche versione ufficiosa volle che tra le sue mani ci fosse l’elenco delle nomine che il Papa intendeva rendere pubbliche il giorno dopo.[9] Dapprima, l’ora della morte fu fissata verso le 23 e, quindi, posticipata alle 4 del mattino. Secondo le prime informazioni, il corpo senza vita era stato trovato da uno dei segretari personali del Papa, dopo circolò la voce che a scoprirlo fosse stata una delle suore che lo assistevano. C’erano veramente motivi per credere che qualcosa non andasse per il verso giusto. Qualcuno insinuò che forse sarebbe stato il caso di eseguire un’autopsia e questa voce, dapprima sussurrata, arrivò ad essere gridata dalla stampa italiana e da una parte del clero. Naturalmente l’autopsia non venne mai eseguita ed i dubbi permangono ancora oggi. Di questo argomento si occuperà approfonditamente l’inglese David Yallop, convinto della morte violenta di Giovanni Paolo I.

Il libro dello scrittore inglese passa in rassegna tutti gli elementi di quel fatidico 1978 fino a sospettare sei persone dell’omicidio di Albino Luciani: il Segretario di Stato Jean Villot, il cardinale di Chicago John Cody, il presidente dello I.O.R. Marcinkus, il banchiere Michele Sindona, il banchiere Roberto Calvi e Licio Gelli maestro venerabile della Loggia P2.[10] Secondo Yallop, Gelli decise l’assassinio, Sindona e Calvi avevano buone ragioni per desiderare la morte del Papa ed avevano le capacità ed i mezzi per organizzarlo, Marcinkus sarebbe stato il catalizzatore dell’operazione mentre Cody (strettamente legato a Marcinkus) era assenziente in quanto Luciani era intenzionato ad esonerarlo dalla sede di Chicago perché per motivi finanziari si era attirato le attenzioni non solo della sua chiesa ma addirittura della giustizia cittadina e della corte federale. Villot, infine, avrebbe facilitato materialmente l’operazione[11].

La ricostruzione fatta da Yallop degli affari di Sindona, di Calvi, di Gelli e dello I.O.R., conduce inevitabilmente all’eliminazione del Papa. Tuttavia la ricostruzione dello scrittore inglese pone alcuni problemi, primo fra tutti la netta sensazione che, in alcuni passi della ricostruzione, gli episodi, le date e le circostanze, tendano ad «esser fatte coincidere» troppo forzatamente. Tuttavia il lavoro investigativo di Yallop è comunque buono e non si può non tener conto del lavoro dell’inglese soprattutto considerando il fatto che troppi sono i dubbi inerenti le ultime ore di vita del Papa. Perché e soprattutto chi ha fatto sparire dalla camera del Papa i suoi oggetti personali? Dalla stanza di Luciani scompariranno gli occhiali, le pantofole, degli appunti ed il flacone del medicinale Efortil. La prima autorità di rango ad entrare nella stanza del defunto fu proprio Villot, accompagnato da suor Vincenza (la stessa che ogni mattina portava una tazzina di caffè al Papa) che verosimilmente fu l’autrice materiale di quella sottrazione. Perché la donna si sarebbe adoperata con tanta solerzia per far sparire gli oggetti personali di Luciani? Perché quegli oggetti dovevano sparire? Domande destinate a restare senza risposta anche in considerazione del fatto che la diretta interessata è passata a miglior vita. Una curiosità per chiudere l’argomento: sulla scrivania di Luciani fu trovata una copia del settimanale «Il mondo» aperta su di un’inchiesta che il periodico stava conducendo dal titolo: «Santità...è giusto?» che trattava, sotto forma di lettera aperta al pontefice, il tema delle esportazioni e delle operazioni finanziarie della banca Vaticana. «E’ giusto...» recita l’articolo «...che il Vaticano operi sui mercati di tutto il mondo come un normale speculatore? E’ giusto che abbia una banca con la quale favorisce di fatto l’esportazione di capitali e l’evasione fiscale di italiani?» [12].

 


 

[1] Matillò R.D., L’avventura delle finanze Vaticane,Ed.Pironti, Napoli, 1988 ; [2] Ibidem [3] Ibidem [4] Ibidem [5] Ardagna G., La scoperta della lista P2 nella stampa italiana,Napoli, 2004; [6] Ibidem [7] Matillò R.D., L’avventura delle finanze Vaticane, Ed.Pironti, Napoli, 1988; [8] Ibidem [9] Ibidem [10] Yallop D., In God’s name, Ed.Pironti, Napoli, 1992; [11] Ibidem [12] Ibidem

X UNA DISCUSSIONE CORRELATA VISITA "Disinformiamoci con Naza"

http://www.disinformazione.it/


postato da: PaulTRICHECO alle ore 11:10 | link | commenti
categorie: politica, storia
sabato, 15 ottobre 2005

Ruini, di Stefano Benni

“Al cardinale dei Marines Ruini vorremmo far sapere. Che quando consiglia o vieta, la smetta di dire “gli italiani”, e tenga presente che non tutti gli italiani sono cattolici. Quindi rifletta se per lui esiste ancora la laicità, o se dobbiamo cambiare la costituzione. Vorremmo anche fargli presente che esistono, oltre alla sua, molte altre religioni monoteiste o politeiste o eccetera, ognuna con una diversa idea della famiglia.

Che quando ci parla di “guerra al terrorismo” e “peccati orribili contro la famiglia” e lancia altre rampogne e anatemi, è suo diritto farlo, ma ci piacerebbe tanto, in qualche sua omelia, sentire parole come “perdono”, “dialogo”, “libero arbitrio “ e altre parole che fanno parte del Vangelo e del pensiero dei credenti, oltre che del corredo di ogni bieco ateo.

Che comunque il termine ateo, o laico, o come preferisce lui “miscredente”, non vuole dire:” nemico della fede”, ma “che ha altre idee rispetto alla fede”, in special modo rispetto alla fede del cardinale Ruini. Se non capisce questo il cardinale finisce per assomigliare pari pari a quei signori della fatwa che non gli piacciono.

E poi, non ha qualche sospetto quando Calderoli lo approva entusiasticamente ? E con tutte le ore che passa in alte riunioni, meeting, interviste e televisioni, ha il tempo di andare a conoscere una famiglia vera? E infine se ha tanti consigli e certezze e soluzioni per la famiglia, perché non si sposa?”


postato da: PaulTRICHECO alle ore 12:17 | link | commenti (4)
categorie: politica

Il World Economic Forum ha classificato l’Italia al 47° posto per competitività nel mondo. Tutti i Paesi europei, ad eccezione della Polonia ci precedono. Nel 2001, quando entrò in carica questo governo, l’Italia era al 21° posto.

http://www.beppegrillo.it


postato da: PaulTRICHECO alle ore 12:14 | link | commenti
categorie: politica

Bloggoterapia

Approfondendo le suggestioni di una ricerca commissionata da AOL (secondo cui più della metà dei blogger s’imbarcano nell’impresa a scopi autoterapeutici), un articolo del Washington Post racconta una serie di storie che confermano questa ipotesi. In particolare, vengono presi in considerazione alcuni casi di blogger che hanno avviato la loro attività per reagire a traumi di vario genere (come la scoperta di gravi malattie proprie o dei loro cari) e vengono analizzate le catene di solidarietà e di reciproco sostegno che nascono fra persone provate da analoghe esperienze. I medici e gli psicologi intervistati dal quotidiano americano mettono tuttavia in guardia sui rischi ai quali si espongono i protagonisti di queste pratiche di “confessione online”: dal furto di identità, alla perdita del posto di lavoro (pericoloso lamentarsi del mobbing subito da qualche capo), all’aggressività verbale da parte di alcuni lettori che può ferire profondamente chi già si trova in stato di sofferenza psicologica. Ma l’aspetto più interessante dell’articolo è forse l’osservazione della sociologa della Rete Susan Barnes: “It seems that although we tell people that the Internet is a public space, people just don’t get it”. In altre parole, siamo di fronte all’ennesima prova che i media elettronici (non solo Internet: basti pensare al fenomeno della reality tv) stanno progressivamente cancellando la nostra percezione del confine che separa (o dovrebbe separare) spazio pubblico e spazio privato.

Articolo tratto dal blog http://www.pazlab.net/formenti/

postato da: tizyweb alle ore 11:23 | link | commenti (3)
categorie: blogosfera
martedì, 11 ottobre 2005

LA VALANGA BIANCA

I decessi dovuti ad intossicazione da cocaina, anfetamine o ecstasy, in assenza di dimostrazioni del consumo di oppiacei, sembrano essere infrequenti in Europa.    Tuttavia, sembra che le attuali statistiche registrino i decessi correlati a cocaina in modo inadeguato e che anche le informazioni siano segnalate in forma diversa. In alcuni paesi, la cocaina viene riscontrata in combinazione con gli oppiacei in un’elevata percentuale di decessi correlati a droghe (Portogallo 22%, Spagna 46%). Questo dato può essere altrettanto elevato in altri paesi, ma in genere i sistemi di rilevazione attribuiscono i decessi unicamente agli oppiacei, quando la loro presenza viene riscontrata. Nel Regno Unito, il numero delle «citazioni» di cocaina sui certificati di morte è aumentato di otto volte nell’arco del periodo 1993–2001. Nei Paesi Bassi il numero dei decessi attribuiti alla cocaina è passato da due nel 1994 a 26 nel 2001. La percentuale di decessi per droga che siano attribuibili alla sola cocaina, escludendo la presenza di oppiacei, varia dall’1% al 10%, anche se in valore assoluto le cifre sono modeste.

La cocaina può contribuire in maniera significativa alla morte, in considerazione dei problemi cardiovascolari che comporta (aritmie, infarto miocardico, emorragie cerebrali), particolarmente laddove vi siano le condizioni predisponenti (aneurisma cerebrale o insufficienza cardiaca subclinica). Molti di questi casi potrebbero passare inosservati, per mancanza di consapevolezza e/o per le diverse circostanze sociali in cui versano le vittime rispetto a chi fa uso di oppiacei.

Un’indicazione dei pericoli potenziali associati al consumo di cocaina viene dalla Spagna (57), dove, nel periodo 1999–2001, la cocaina è risultata citata nel 44–49% dei ricoveri ospedalieri d’emergenza dovuti a reazioni acute a sostanze stupefacenti; in un’elevata percentuale dei casi, la cocaina era stata fumata o iniettata.

Oltre ai pericoli per la salute legati direttamente alla cocaina, sono sempre più preoccupanti quelli dovuti ad alcune sostanze di taglio. Ad esempio, viene segnalato che la fenacetina è un adulterante spesso trovato nei campioni sequestrati di cocaina in polvere. Questa sostanza è stata collegata a disturbi di fegato, reni e sangue, compreso il cancro.

A questo punto, dopo aver riportato questo articolo trovato in rete, mi piacerebbe provare a dare alcuni input per una riflessione sul perchè questo succede. Come mai il trend dell'ultimo periodo è così paurosamente orientato verso un l'aumento esponenziale del consumo di cocaina e, aimè, anche delle morti che ne conseguono?

 Trovandomi più ferrato in questo genere di discorsi proverò a dare una spiegazione di tipo puramente sociale. E' sempre successo che giovani e meno giovani si lascino prendere dal "fascino" dello sballo e del divertimento incosciente. Il problema per quanto riguarda l'uso di cocaina sta diventando un pò più complesso. Difatti il consumo prioritario di questa sostanza si sta andando a collocare  (come lo è stato per l'eroina e, anche se non così nettamente, per i derivati della cannabis)  in una precisa nicchia di persone che, tra i simboli del proprio "status sociale" , iniziano ad annoverare l'uso di cocaina. L'affermazione è da prendere con le molle: non sto assolutamente dicendo che tutte queste persone "pippano". Il problema è che nell'immaginario sociale questa equivalenza è invece percepita come molto forte. Quindi il discorso, a mio parere, si sta un pò spostando dal solo "fascino dello sballo" per andare a confluire anche in un discorso di costruzione sociale del proprio io; per "collocarmi" in un certo punto della società sarò quindi propenso a fare miei tutti quei "valori" (che spesso sono pesantemente stereotipati)  che a tale nicchia sociale appartengono. 

Queste poche frasi sono solamente una mia proposta per esaminare una parte del problema. Non pretendo di aver detto una verità inconfutabile e assoluta ma semplicemente un modo di vedere il problema su cui si può (e si dovrebbe) discutere. 

PAUL

 


postato da: PaulTRICHECO alle ore 16:20 | link | commenti (25)
categorie: societĂ 
domenica, 09 ottobre 2005

38 anni fa moriva Ernesto Guevara, il Che.

Da allora è stato insultato, elogiato, amato e odiato; è stato benedetto e maledetto, venerato e temuto...

Una cosa mi piacerebbe però accomunasse tutti:   

IL RISPETTO

...anche se so purtroppo che l'astio di chi l'ha odiato mal si sposa col rispetto e l'eccessiva venerazione rompe il silenzio in cui vorrebbe riposare...

foto da uomo, non da icona:


postato da: PaulTRICHECO alle ore 22:09 | link | commenti
categorie: politica, societĂ 
sabato, 08 ottobre 2005

“….forse è veramente difficile dire di no…..”

Nel lontano 21 ottobre 2002 c’era chi aveva il coraggio di denunciare che:

“…Quello dello smaltimento dei rifiuti è un business da 100 miliardi di lire all’anno…..”

Dal comunicato stampa di circolo ambiente di Merone. MERONE (CO)

- Più di 200 persone hanno partecipato all’assemblea pubblica dal titolo "Cosa brucia la Cementeria di Merone?", organizzata l’altra sera dalla Legambiente di Merone e dal gruppo consigliare Insieme per Merone.

I relatori hanno spiegato quali sono i combustibili e i rifiuti bruciati nei forni del cementificio. In un anno possono essere inceneriti più di 100 mila tonnellate di rifiuti di vario genere, da quelli pericolosi provenienti da industrie chimiche, alle farine animali, fino al C.D.R. (Combustibile Derivato dai Rifiuti) che il cementificio meronese ha recentemente comunicato di voler bruciare.Roberto Fumagalli, presidente di Legambiente Merone, ha voluto fare i conti in tasca al cementificio: “L’azienda potrebbe guadagnare dall’incenerimento dei rifiuti circa 53 milioni di euro all’anno, più di 100 miliardi delle vecchie lire!”.

Marco Caldiroli, esperto ambientale di Medicina Democratica, ha sfatato le considerazioni avanzate dalla Cementeria in merito alla combustione dei rifiuti. “È falso affermare che i cementifici siano più sicuri degli inceneritori. Se nei forni da cemento immettiamo i rifiuti, avremo un sicuro aumento delle diossine e di altri inquinanti dannosi per la salute”. Caldiroli ha poi fornito alcuni dati in merito alle emissioni: “Dai camini dei 2 forni escono circa 45 tonnellate all’anno di polveri, un dato che da solo rende l’idea del pesante inquinamento prodotto dal cementificio”.

Rocco Pugliese, sindaco di Rogeno, ha ricordato le delibere approvate dal Consiglio del suo Comune (confinante con Merone), con le quali si chiedeva alla Regione Lombardia di revocare le autorizzazioni per la combustione dei rifiuti e delle farine animali. Pugliese ha poi concluso con una proposta choc: “ La Cementeria di Merone non può trasformarsi in un inceneritore, piuttosto deve chiudere i suoi impianti!”. Legambiente Merone ha appoggiato questa posizione, ribadendo che il Piano Territoriale del Parco Valle Lambro (dentro il cui perimetro si trova il cementificio) vieta la presenza degli inceneritori.

Pietro Brindisi, capogruppo consigliare di Insieme per Merone, ha denunciato l’atteggiamento accomodante del Comune di Merone e in particolare del Sindaco Mario Redaelli, nei confronti del cementificio. (...!!!!???!!!!....)

“….forse è veramente difficile dire di no…..”

 Roberto Fumagalli:  “ La Holcim ha ottenuto di recente l’autorizzazione per bruciare i fanghi nei forni di Merone!”

 MERONE (CO) – “I fanghi del depuratore di Milano potrebbero essere bruciati nei forni della cementeria Holcim di Merone!”. È questo l’allarme lanciato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” in merito all’annuncio del Sindaco di Milano, Gabriele Albertini, a proposito della destinazione finale dei fanghi dei depuratori.

Commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente: “Ieri, in una sorta di farsa tra il Sindaco Albertini e gli Amici della Terra, è stato dato l’annuncio che i fanghi dei depuratori di Milano verranno bruciati nei cementifici. Il nostro timore è che questi finiscano a Merone. Infatti la Holcim ha ottenuto di recente (ad aprile) l’autorizzazione regionale per bruciare 13.000 tonnellate all’anno di fanghi da depurazione nei forni del cementificio di Merone!”.

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” è contrario a questa ipotesi, poiché nell’autorizzazione rilasciata dalla Regione Lombardia, non si chiarisce qual è la composizione dei fanghi bruciati. I fanghi potrebbero infatti contenere elevate quantità di sostanze inquinanti, che non farebbero altro che peggiorare la qualità dell’aria dell’erbese.

A tale proposito si ricorda che già ora la Holcim può bruciare fino a 1000.000 tonnellate all’anno di rifiuti di diverso genere, contribuendo in maniera determinante ad inquinare l’aria nella zona circostante Merone. Ad affermarlo è la stessa ARPA di Como, che nel 2002 fece installare a Merone una centralina mobile. I dati rilavati dalla centralina fecero affermare all’ARPA che la Cementeria costituiva una delle principali fonti di inquinamento di tutta la Provincia di Como. L’ARPA attestò infatti che la Holcim contribuisce ad emettere più di un terzo (per la precisione il 36%) del biossido di zolfo e circa un quarto (25%) degli ossidi di azoto di tutta la Provincia ! (vedasi tabella alla pagina www.circoloambiente.org/cementeria/inquinanti.htm ).

Un’altra centralina venne poi installata nel 2003 a Monguzzo (un piccolo comune confinante con Merone) e confermò le preoccupazioni dell’ARPA. Infatti dalle analisi emerse che la concentrazione di diversi metalli nel PM10, risultava decisamente più elevata dei medesimi valori misurati a Como, la città più trafficata della Provincia. Più precisamente, alcuni metalli risultavano dalle 3 alle 4 volte più elevati a Monguzzo che non a Como (vedasi tabella alla pagina www.circoloambiente.org/cementeria/inquinanti.htm ed estratto rapporto ARPA alla pagina www.circoloambiente.org/cementeria/ARPAmonguzzo2003.pdf ).

Questi metalli e in particolare cromo, vanadio e piombo, risultano essere presenti nelle emissioni dei cementifici che bruciano rifiuti, come appunto la Holcim !

Conclude Fumagalli: “Invitiamo il Sindaco Albertini a far sì che i fanghi di Milano non finiscano a Merone. La situazione ambientale nella nostra zona non lo consente: bisogna dire basta all’incenerimento dei rifiuti nei forni della Holcim! Solo così potremo essere certi di respirare aria più pulita!”.

Per protestare contro i rifiuti bruciati dalla Holcim, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e la Rete Donne Brianza, nell’ambito della Giornata Mondiale contro gli inceneritori, stanno organizzando per il prossimo 7 settembre una fiaccolata di protesta contro l’incenerimento dei rifiuti a Merone. Fin da ora gli ambientalisti invitano tutti i cittadini a partecipare a questa manifestazione di protesta.


postato da: PaulTRICHECO alle ore 15:43 | link | commenti (9)
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...Almeno ridiamoci sopra....


postato da: PaulTRICHECO alle ore 12:27 | link | commenti (2)
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Vs.

...e qua vi volgio vedere...


postato da: PaulTRICHECO alle ore 12:25 | link | commenti (4)
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Vs.
...adesso mi denunciano...

postato da: PaulTRICHECO alle ore 12:16 | link | commenti (5)
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